Fiore di Roccia di Ilaria Tuti – Recensione

Fiore di Roccia 

di Ilaria Tuti

Ho scelto di essere libera

Fiore di Roccia, romanzo storico di Ilaria Tuti, ammalia e affascina le lettrici e i lettori per il suo stile diretto, elegante e nel contempo brutale, senza mai scendere nel voyeurismo e nel banale.

La storia, semplice, rende onore alle Portatrici Carniche, donne che durante la Grande Guerra, portavano sui monti del Friuli, armi, rifornimenti, medicine e quant’altro, tramite le gerle.

 Da qui in avanti saranno presenti lievi spoiler ma niente rivelazioni importanti.

Ciò che leggiamo si basa dunque su fatti veri, soltanto poche cose sono inventate, come Agata (che comunque è ispirata alle varie portatrici senza nome) e Ismar (chissà quanto soldati sono stati come lui e non lo sapremo mai).

Il comandante Colman è ispirato a due reali personaggi storici, di cui non faccio i nomi, ne parla Ilaria Tuti alla fine del libro nelle interessanti note.

Ho sempre amato la Storia tuttavia trovare romanzi storici degni di questo nome è davvero raro, molto spesso si ha l’abitudine di trasformare personaggi reali in cartoline da telenovela.

Qui no.

Qui è tutto vero.

La fame, il freddo, il dolore, la rabbia, la paura, la voglia di vivere nonostante tutto sono drammaticamente reali.

Si cammina, si vive e si respira con Agata, la giovane protagonista creata dalla Tuti, dall’inizio alla fine, senza mai abbandonarla perché Agata racconta il coraggio di chi vuole aiutare la sua gente, anche se ha fame, freddo e paura.

Agata non finge mai di non avere queste cose. Agata è umana. Si arrabbia, urla, piange, soffre e racconta di dolori segreti e timori ancestrali, svelando, attraverso lei, l’orrore e la stupidità della guerra.

Colpisce al cuore la sua amicizia sincera e leale con il comandante Colman, un uomo tenero, idealista, fragile e umano quanto lei. Nessun super macho.

Colman ha paura, fame, dolore, soffre con i suoi sottoposti, che considera fratelli e ammira tantissimo queste giovani portatrici, essenziali per le loro battaglie e la loro sopravvivenza.

Il rapporto che  lo lega ad Agata è quanto di pulito e umano possa esserci, va al di là di tutto, l’uomo la tratta da pari a pari, così come alle altre.

Il loro confronto è diretto, franco, onesto.

Le loro chiacchierare, in mezzo al gelo delle montagne del Friuli e tra una pausa e l’altra della guerra, scaldano l’anima e fanno sentire che davvero l’umanità è viva, malgrado certi orrori.

Lentamente Ilaria Tuti ci porta, senza compromessi e favolette, negli orrori brutali della guerra, dove i veri assassini non sono chi spara per sopravvivere ed è stato imbottito di propaganda ma chi sta al caldo e all’asciutto a dare ordini nelle poltrone del potere, non capendo assolutamente nulla dei luoghi e delle persone che comanda da lontano.

Perché la frase “Schiavi li spinge per tenerci schiavi!” da “Sant’Ambrogio” di Giuseppe Giusti (la trovate qui ) è ancora drammaticamente attuale.

Chi combatte nel fango, nella sporcizia e nel gelo delle trincee è più prigioniero di un ergastolano e nel contempo è libero perché sa cos’è il vero onore, quello per cui non si abbandona mai le persone a fianco a noi.

Ad un certo punto Agata dirà una frase (scoprirete perché la dice soltanto leggendo il libro ndr):

“Ho scelto di essere libera” che lega non poco ad una magnifica canzone di Elisa:

Luce – Tramonti a Nord Est”, omaggio della cantante friulana proprio alla sua regione di origine.

Non ho difese ma ho scelto di essere libera. Questa è la verità. L’unica cosa che conta.” 

Una frase contro l’orrore e la violenza, la brutalità e la disumanizzazione delle persone.

Perché, infine, anche nei momenti peggiori, possiamo scegliere di essere liberi.

Grazie Ilaria Tuti per questo splendido libro, meraviglioso omaggio alle portatrici, assurdamente dimenticate dalla Storia scolastica.

Portatrici Carniche – Montagna Tv

Donne in Carnia – Portatrici Carniche

 

Dove acquistare il romanzo

Fiore di Roccia di Ilaria Tuti

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Silvia Azzaroli

Sono una Scrittrice perché quando scrivo mi sento viva e posso visitare nuovi mondi e nuove terre;

Il mio motto è:
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in particolare Sabina Spierlein (madre della psichiatria moderna),
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